La Civiltà Nuragica
Una civiltà antica, misteriosa, fortemente oligarchica, fatta di cacciatori e guerrieri, poi pastori e mercanti, estremamente devota al culto della Dea Madre.
La civiltà nuragica è sicuramente quella che più di ogni altra caratterizza la storia e al cultura della Sardegna, con i suoi simboli e le sue tradizioni che ancora oggi fanno parte della tradizione e sono elementi distintivi dell’Isola nel mondo.
Sviluppatasi nel periodo che va dal 1800 a.C. sino al II sec a.C. , abbraccia l’Età del Bronzo e del Ferro, per poi estinguersi in piena dominazione romana.
Il nome deriva ovviamente dalle più conosciute costruzioni attribuite a questo popolo, i nuraghi, le celeberrime torri tronco-coniche realizzate sovrapponendo a secco grandi blocchi di pietra; dopo le piramidi egizie, sono fra le costruzioni preistoriche più alte conosciute nel bacino del Mediterraneo, e ad oggi se ne contano circa settemila, disseminati per tutto il territorio sardo.
Sono diverse le teorie sul perché siano stati edificati, ma è chiaro che il nuraghe avesse funzione principalmente di difesa, punto centrale dei villaggi nuragici che nascevano e si espandevano attorno alla torre, di cui Su Nuraxi di Barumini, patrimonio dell’Unesco, è la più importante testimonianza.
Il popolo nuragico non era composto da soli guerrieri, i cui volti sono stati resi immortali nella pietra dei Giganti di Mont’e Prama e nei celebri bronzetti, piccole sculture con funzione votiva, rappresentanti pastori, artigiani, arcieri, guerrieri, sacerdoti, capitribù, oltre ad animali e navicelle. Essi erano realizzati con la tecnica della “cera persa”: venivano realizzati modelli di cera, poi avvolti da argilla, nella quale veniva praticato un foro da cui fuoriusciva poi la cera durante la cottura. Lo stampo in argilla era quindi utilizzato per creare il modellino in bronzo, rendendo unica ogni creazione.
I nuragici furono i primi a scoprire la via dell’oro nero, utilizzando questo vetro naturale per la fabbricazione di armi e strumenti da taglio e preferendolo alla selce. L’ossidiana in questo periodo divenne perno dei commerci con gli altri popoli del Mediterraneo, intrattenendo rapporti commerciali con i Fenici e i popoli del mare che in questo lungo lasso di tempo ebbero modo di incontrare gli antichi abitanti della Sardegna.
Per quanto concerne la spiritualità delle genti nuragiche, da menzionare è il culto dell’acqua, che veniva raccolta nei pozzi sacri, un bene sacro già da allora. Un misticismo tramandato nei secoli e caratterizzato dal profondo rispetto per le forze della Natura, che veniva magnificata attraverso rituali propiziatori che scandivano il tempo e coinvolgevano l’intera comunità.

